
Riprendo dopo qualche giorno di ospedale il mio cammino tra le parole. sono come sempre percorsi semplici. In questo periodo sono come dei dialoghi con persone e non solo che segnano la mia vita. da oggi, pensando anche ad una serie di esperienze personali apro un dialogo con un tizio che nella parola sacra ha rischiato di rimanere come fuori dal giro, o meglio, fuori dal testo. Si tratta di Qoèlet o ecclesiastico. Parto in questo modo nel mio dialogo immaginario con chi ha scritto queste parole. Qoèlet si nasconde dietro il grande re Salomone uomo saggio e giusto. Ma più ancora qoelet è radice di assemblea, possiamo quasi dire di ecclesia, di comunità. E allora mi sono posto questa domanda. Ma ci sono ancora interrogativi dentro le nostre ecclesie, dentro le nostre comunità, dentro le nostre società? oppure tutto è dato per scontato. Possibile che non ci sia per esempio un luogo dove poter dire e non solo dire che aumentare del 5% le spese sulle armi è una follia. Lo ha detto il papa, ma è una voce dentro una ecclesia vuota, e quasi spenta. Eppure una delle faccende che più mi intrigano e mi interessano di questo testo sacro è proprio la capacità di interrogare, di porre domande, di cercare non soluzioni, ma di muoversi cercando di comprendere il bene e il male e poi di scegliere il bene. Tutta questa ricerca non è isolata, di una persona, ma è fatta nell’assemblea, nella comunità, senza pregiudizi e dogmatismi. Forse è per questo che Qoèlet non gode di grande favore e viene alla fine catalogato come il pessimista di tutto. Eppure le parole che questo tizio ha scritto sono chiare: «esplorare con sapienza tutto ciò che si compie sotto il cielo» (Qo 1, 13). Qoelet nell’assemblea si ispira a questa disposizione all’ascolto, all’interrogativo con il rischio di sentire risposte non solo consolanti, ma anche dolorose. Amare un testo sacro che si predispone all’ascolto non è cosa facile. Io che non ho molte risposte chiare, amo tantissimo questo testo e vorrei dialogare con lui.
Direi che spazi dove dialogare del 5% per le armi non esistono nelle nostre comunità, mi silenzio per non infierire. Siamo presi e indaffarati con la vita, queste questioni le lasciamo ad altri, ai politici che stanno decidendo il peggio per il ns paese.
Come cristiani dovremmo alzare la voce , senza parlare o solo se ci viene richiesto e fare SCELTE etiche, troppo spesso ci accontentiamo di ascoltare la messa e uscire senza vivere ciò che abbiamo ascoltato. Preghiamo per i potenti perché lo spirito risvegli le loro coscienze.