
Abbiamo capito come la soluzione del trovare lavoro risolve solo in parte la questione di un’eredità, di un dono ricevuto e dissipato. Ci vuole altro di fronte alla carestia che forse è anche la carestia della vita del cuore. Il dono più grande che il figlio ha dissipato, l’eredità più grande che il figlio ha buttato via è ben altro. diciamola così: è fame di vita. ma a questo non c’è altro rimedio che le due soluzioni che il figlio trova e mette in atto. Certo questo passaggio che permette al figlio di fare pace con un’eredità dissipata non è priva di dolore e richiede di prendere atto che qualcosa non ha funzionato. Qualcuno parla di fallimento. Non mi piace molto tale parola perché troppo legata all’economia, al lavoro. io qui parlerei di consapevolezza di una situazione e di un profondo cambiamento da mettere in atto. E tutto nasce da quel rientrò in se stesso. Il giovane figlio si guarda per un attimo dentro e comprende che la vera eredità che ha buttato via è il proprio cuore, ha buttato via non un’eredità di soldi, ma un’eredità di vita. da questo sguardo interiore nasce la consapevolezza che si può riconoscere un errore e si può decidere di cambiare. E qui ecco il secondo passo, la seconda soluzione tornerò a casa, così decide il figlio. Mi alzerò e andrò da mio padre, questa è la grande decisione, la grande e nuova consapevolezza. Forse non è un ritorno a casa, ma un arrivare in maniera nuova a casa, riconoscendo che lì in quella casa, con quel padre si può riprendere il cammino della vita in maniera nuova. Quella casa dopo la ricerca della libertà sperperando doni e eredità diventa un’altra casa, la casa che mi riaccoglie. Per paradosso ado a cercare il dono della mia vita là dove avevo chiesto libertà e lontananza per vivere la mia vita.