
Introduco un argomento legato alla conversione che mi risulta ostico, complesso, ma che ritengo importante. Lo chiamo così: la conversione ad un resto. È un tema che la parola sacra introduce volentieri. io faccio più fatica accettare un resto. Ed è soprattutto con Geremia profeta che si inizia a parlare di un resto. Il popolo di Israele era stato grande e potente. Poi finisce in esilio a Babilonia. Geremia aveva previsto tale questione ma non era stato ascoltato. La grandezza e la potenza di quel regno finisce in esilio. Qualcuno dichiara che è finita la storia. noi lo diciamo in un altro modo: non ci sono più i tempi di una volta, è finita la storia appunto. Possiamo dire che oggi ci troviamo nella medesima condizione: è finita una storia. la storia di un’epoca, la storia di un modo di essere chiesa. Non sono profeta di niente e non ho nemmeno lo sguardo lungo di Geremia, ma sento e mi rendo conto che una storia è finita. Geremia dichiara che non è finita la storia in senso generale. Ma è finito un modo di pensare la storia, è finita una storia. geremia si domanda se si può pensare di aprire un’altra storia. si è come concluso un modo di intendere un periodo storico. Ma la storia non finisce e qui nasce la grande conversione che Geremia chiede. Rimane un resto, un piccolo gruppo e questo piccolo gruppo è chiamato a rinascere. Ma deve convertirsi ad una cosa complicatissima. Questo resto piccolo gruppo non può pensare di far rinascere la stessa storia di prima. Ecco la grande e faticosa conversione: noi piccolo resto dobbiamo avere il coraggio di inventare una nuova storia. la prima storia, quella che ci ha fatto sognare perché era di tanta gente, perché era di grandi eventi partecipati, perché era di grandi slanci non c’è più. al piccolo resto sembra quasi impossibile pensare che è finita una storia e ne può nascere un’altra. Ma è da qui che ripartiremo. Ma la prima grande conversione è quella che dice: siamo un piccolo resto. Dobbiamo avere la forza di ammettere questa cosa. Poi dal piccolo resto ripartiamo.