
Vado verso una mia conclusione. Forse si cambia riconoscendo e assumendo la responsabilità circa l’errore. Forse si cambia anche così. ma si cambia con gli altri, non da soli dentro una cella, si cambia quando si incontra una comunità non buonista che perdona (questo è un altro problema), ma una comunità che prova a rimettere in gioco le relazioni che sono andate distrutte. Un figlio non cambia da solo perché è punito, ma quando una famiglia si rimette in gioco nel tentativo di ricomporre le relazioni disfate. Questo è il paradigma che credo vero. Percorsi di questo tipo non servono solo all’interessato, a chi ha commesso un reato, a chi ha aperto un conflitto, ma a tutti, servono a tutta la comunità scolastica, famigliare, sociale e religiosa. È molto impegnativa questa prospettiva, ma è importante far dialogare tutte le pari coinvolte. Ecco perché non mi convincono tutte quelle soluzioni che tentano solo la via punitiva. Ero partito dicendo una pena buona, finisco dicendo: un dialogo buono per tutti