
Abbiamo visto la questione del tutti siamo figli di Dio, ma poi alla fine distinguiamo il come, i modi. Non sono in grado di costruire un discorso teologicamente perfetto al riguardo, non ne ho le competenze. Una cosa però mi preme dire per chiudere questa questione del tavolo che accoglie tutti. Innanzi tutto ritengo che tale situazione non è solo legata al mondo della chiesa, ma fa parte del logica del mondo in generale. Che cosa voglio affermare? Mi sembra di poter dire così: per non scontentare nessuno alla fine non si decide molto. È vero si lasciano aperti degli spazi, ma che non vengono mai formalizzati, sono a discrezione di.. salvo essere richiamati in certi casi quando la discrezione è troppo tanta. Sposto l’attenzione su un’altra questione e mi accorgo che viaggiamo sulla stessa onda. Ho il coraggio in mezzo ad una discussione di affermare la pace come vera soluzione di tutto? a volte dico di sì, altre volte lo dico , ma non la dichiaro fino in fondo, non formalizzo atti degni di pace, tengo come aperte tutte le opzioni. Non voglio entrare in conflitto con chi vuole la pace, ma nemmeno distico le opinioni di chi è favorevole a una guerra giusta. il vero tema non è il tavolo a cui siedo, ma il coraggio di scegliere da che parte stare, formalizzando in parole e atti chiari la questione. non lascio aperte tutte le opzioni, scelgo.