
Carissimo ghiacciaio che stavi tra il Nepal e Tibet. Eri grande, immenso, stavi al confini di stati, lì vicino passava la via della seta. Accanto a te e sotto di te ci stavano villaggi, città, ci stava un pezzo di mondo. Carissimo ghiacciaio, hai tenuto duro fino all’ultimo e poi ti sei lasciato andare, sei crollato. Per la verità ha ceduto per prima la roccia su cui era appoggiato da secoli. E nel tuo lasciarti andare è avvenuto un grande disastro. So bene che non è colpa tua. Tu hai resistito fino all’ultimo, fino allo stremo, magari mandando segnali a noi umani della tua sofferenza. Ma non ti abbiamo ascoltato e tu hai ceduto di schianto. Ho attraverso piccoli ghiacciai delle nostre montagne. Era bello camminarci sopra con tutte le dovute attenzioni. Oggi qualche amico mi manda delle foto e quelle montagne, quei sentieri, quei ghiacciai, quei nevai non li riconosco più. carissimo ghiacciaio che stai tra il Nepal e il Tibet lo sai che anche dalle nostre parti ci montagne che non ce la fanno più e che cedono di schianto? Forse non ci sono alluvioni, ma ci sono crolli e distruzioni, anche dalle nostre parti. Carissimo ghiacciaio che stai tra il Nepal e il Tibet mi domando perché non siamo stati capaci di ascoltare il tuo grido, ci abbiamo camminato sopra senza ascoltarti e così facciamo camminando sopra le nostre montagne senza ascoltare il loro gemito e quando lo facciamo è troppo tardi. Carissimo ghiacciaio che stai tra il Nepal e il Tibet voglio anche chiederti scusa